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3 Agosto 2026Le vertigini non sono una malattia unica, ma sintomo, una falsa sensazione di movimento che il paziente percepisce nei confronti dell’ambiente esterno, o viceversa; in quanto sintomo possono dipendere da cause diverse. La disciplina che le studia, la vestibologia, le classifica soprattutto in base all’origine, distinguendo forme periferiche (originate nel vestibolo, il sensore di movimento contenuto nell’orecchio) e centrali (originate nel sistema nervoso centrale). Altre definizioni, come vertigine soggettiva, oggettiva o posizionale, descrivono invece come il disturbo viene percepito o evocato. Riuscire a inquadrare la vertigine in queste categorie aiuta a orientare le indagini, ma non costituisce di per sé una diagnosi.
Il Dott. Alessandro Grosso e l’inquadramento delle vertigini
Il Dott. Alessandro Grosso è medico chirurgo specialista in Otorinolaringoiatria e si occupa della diagnosi e del trattamento di vertigini e disturbi dell’equilibrio. Negli studi di Torino e Sommariva del Bosco può integrare la visita specialistica con un esame clinico di funzionalità vestibolare e, quando indicato, con l’audiometria tonale e vocale, per distinguere le forme legate all’orecchio interno da quelle di origine centrale.
Vertigini soggettive e oggettive
Questi termini descrivono il movimento così come percepito dal soggetto. Nella vertigine soggettiva è la persona che sente muoversi o ruotare; in quella oggettiva invece percepisce l’ambiente che gira intorno a sè. Questa distinzione può alle volte essere molto vaga e sfumata, e molti pazienti sperimentano una coesistenza di entrambe le varianti nel corso dello stesso episodio; per quanto utile nell’orientare il sospetto, non identifica da sola l’origine del problema.
Vertigine, capogiro o labirintite: qual è la differenza?
Nel linguaggio comune questi termini vengono spesso usati come sinonimi. La parola vertigine come abbiamo detto descrive il sintomo generico, nelle sue varie possibili declinazioni. La parola labirintite descrive invece una ben precisa, e relativamente rara, patologia acuta dell’orecchio interno, e il suo utilizzo per descrivere un disturbo vertiginoso non ancora inquadrato con certezza è spesso improprio. Al fine di orientare al meglio le indagini il paziente dovrebbe descrivere i propri sintomi nel dettaglio, ma sempre con parole proprie e facendo riferimento alla propria percezione del fenomeno.
Vertigini periferiche
Le vertigini periferiche originano dal vestibolo (parte dell’orecchio interno) o dal nervo vestibolare. Possono essere intense e ad esordio improvviso, associarsi a nausea, movimenti oculari involontari (nistagmo), acufeni, ovattamento o variazioni dell’udito. Tra gli esempi rientrano la vertigine parossistica posizionale benigna, la neurite vestibolare e la malattia di Ménière. Conoscere modalità di insorgenza, durata, sintomi associati ed eventuali fattori scatenanti (come movimenti) aiuta a orientare le ipotesi diagnostiche.
Vertigini centrali
Le vertigini centrali originano in strutture del sistema nervoso centrale, come tronco encefalico o cervelletto. Con frequenza si accompagnano a cefalea, andatura incerta, debolezza o alterazione della sensibilità negli arti; nei casi più gravi possono esservi diplopia (visione doppia), difficoltà nell’eloquio o nel movimento delle estremità. Tra le cause centrali di vertigine vi sono gli eventi ischemici acuti e le neoplasie a carico dell’encefalo, la vasculopatia cerebrale cronica, l’emicrania vestibolare, la cervicalgia cronica. Una vertigine improvvisa associata a sintomi neurologici richiede una valutazione urgente.
Vertigine posizionale
La vertigine parossistica posizionale benigna, abbreviata VPPB, è una forma molto comune e, come indica il nome, benigna e autolimitante, di vertigine periferica che causa brevi crisi vertiginose rotatorie provocate da specifici movimenti della testa, come rigirarsi nel letto, alzarsi o guardare verso l’alto. Si tratta della malattia da malposizionamento degli otoliti. La diagnosi si basa sulla raccolta dell’anamnesi e sull’esame clinico, che include manovre volte a evocare il disturbo al fine di osservarne le manifestazioni. Quando il quadro è compatibile, lo specialista può eseguire manovre di riposizionamento degli otoliti dislocati.
Emicrania vestibolare
L’emicrania vestibolare provoca episodi ricorrenti di vertigine in associazione alla classica cefalea emicranica. Il mal di testa può precedere o seguire la crisi; possono comparire ipersensibilità a luce o rumori, nausea e peggioramento con i movimenti. La diagnosi si basa sulla storia clinica e sull’esclusione di altre cause di vertigine centrale o periferica.
Vertigini e cervicale: quale collegamento?
Dolore cronico e rigidità cervicale possono accompagnarsi a capogiri ed instabilità, ma l’appropriatezza di attribuire un chiaro disturbo vertiginoso alla cervicale è un argomento dibattuto dalla vestibologia. La cosiddetta vertigine cervicale viene diagnosticata dopo aver escluso cause vestibolari, neurologiche, cardiovascolari o farmacologiche. È quindi preferibile evitare esercizi fai-da-te, chiropratica o trattamenti osteopatici empirici prima di ricevere una diagnosi.
Come si riconosce il tipo di vertigine?
Durante la visita vengono indagati frequenza e durata degli episodi, eventuali fattori scatenanti, la presenza di altri sintomi uditivi e neurologici, i farmaci assunti e l’esistenza di eventuali precedenti. L’esame clinico è ampio e include osservazione dei movimenti oculari, prove posturali e di posizionamento, audiometria. Non esiste un unico protocollo di esame clinico o strumentale valido per ogni vertigine.
Quando rivolgersi allo specialista?
È opportuno prenotare una valutazione specialistica delle vertigini quando gli episodi si ripetono, limitano le attività della vita quotidiana o si associano a perdita uditiva, acufeni, instabilità. Occorre ricercare assistenza urgente se la vertigine è improvvisa e accompagnata da debolezza, difficoltà nel parlare, visione doppia, perdita di coscienza, incapacità a stare in piedi, intensa e improvvisa cefalea o dolore toracico.
Domande frequenti

Quanti tipi di vertigini ci sono?
La distinzione principale è tra vertigini periferiche e centrali. Esistono poi definizioni basate sulla percezione e sui fattori scatenanti, come soggettiva, oggettiva o posizionale.
Come capire se dipendono dall’orecchio?
Non esiste una ricetta universale per definire l’origine delle vertigini. La compresenza di sintomi uditivi può orientare il sospetto, ma è necessaria la valutazione dello specialista otorinolaringoiatra, che sulla base di anamnesi, esame clinico e diagnostica strumentale potrà formulare la diagnosi.
Quale esame si fa per le vertigini?
In base ai sintomi possono essere indicati test posizionali, valutazione dei movimenti oculari, prove posturali, audiometria o test vestibolari strumentali.
Quando possono essere neurologiche?
Soprattutto quando compaiono improvvisamente accompagnate da difficoltà nel parlare, debolezza, visione doppia, forte cefalea nuova. In questi casi serve una valutazione urgente.
Che differenza c’è tra vertigine e sbandamento?
La vertigine è il termine che lo specialista utilizza per descrivere una falsa sensazione di movimento; “sbandamento” è un termine di uso colloquiale al quale lo specialista fa riferimento per orientare le proprie indagini.

