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7 Agosto 2026La perdita uditiva, chiamata anche ipoacusia, è una riduzione della capacità di percepire i suoni o comprendere le parole. Non coincide necessariamente con la sordità completa e può interessare un solo orecchio, entrambi oppure specifiche frequenze. I principali tipi di perdita uditiva si distinguono in base alla parte dell’apparato uditivo coinvolta: ipoacusia trasmissiva, neurosensoriale e mista. La classificazione considera anche lateralità, momento di comparsa e gravità. Perdite uditive di ogni tipo si associano con frequenza ad acufeni. Si tratta di una condizione molto diffusa a livello globale, come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Il Dott. Alessandro Grosso e la valutazione dell’udito
Il Dott. Alessandro Grosso è medico chirurgo specialista in Otorinolaringoiatria e si occupa della diagnosi e del trattamento dei disturbi dell’udito. Negli studi di Torino e Sommariva del Bosco integra anamnesi, esame dell’orecchio e accertamenti strumentali. L’audiometria tonale e vocale misura soglie uditive e comprensione delle parole; l’impedenzometria studia la meccanica dell’orecchio medio. I risultati aiutano a identificare sede, grado e caratteristiche dell’ipoacusia.
Ipoacusia trasmissiva
Nell’ipoacusia trasmissiva vi è un ostacolo alla conduzione del suono, generalmente a livello del condotto uditivo esterno o dell’orecchio medio. Tra le possibili cause rientrano tappi di cerume, otiti esterne e medie, disfunzione tubarica, perforazioni timpaniche, alterazioni degli ossicini e otosclerosi. La persona può descrivere sensazione di orecchio chiuso e suoni attenuati. Con frequenza le ipoacusie trasmissive hanno una prognosi funzionale favorevole.
Ipoacusia neurosensoriale

L’ipoacusia neurosensoriale, o recettiva, dipende da un danno a carico della coclea, quella porzione dell’orecchio interno che contiene le preziose e ultra-specializzate cellule sensoriali uditive, o, più raramente, del nervo acustico. Può essere legata all’età, all’esposizione a rumori intensi, a fattori genetici o metabolici, infezioni, traumi o farmaci ototossici.
Può risultare compromessa anche la comprensione delle parole, soprattutto in ambiente rumoroso. Alcune ipoacusie recettive sono transitorie e reversibili grazie a terapia farmacologica; in altri casi il danno rilevato è permanente, ma si possono ottenere risultati funzionalmente eccellenti con l’ausilio di percorsi riabilitativo-protesici.
Ipoacusia mista
L’ipoacusia mista combina una componente trasmissiva e una neurosensoriale nello stesso orecchio. Per esempio, una patologia dell’orecchio interno può coesistere con un’otite media o un problema timpanico. La gestione deve tenere conto delle due componenti: può essere necessario trattare farmacologicamente o chirurgicamente l’orecchio esterno e medio, e al contempo valutare soluzioni protesiche per il danno neurosensoriale.
Perdita uditiva monolaterale e bilaterale
L’ipoacusia monolaterale interessa un solo orecchio e può rendere difficile localizzare le sorgenti sonore o comprendere il parlato nel rumore. L’ipoacusia bilaterale coinvolge entrambe le orecchie, con gravità simmetrica o asimmetrica. Questa distinzione non indica la causa, ma orienta le ipotesi diagnostiche e i percorsi terapeutici. Una perdita improvvisa, soprattutto monolaterale, non va attribuita automaticamente a cerume o congestione.
Ipoacusia congenita, acquisita, improvvisa o progressiva

L’ipoacusia congenita è presente già alla nascita o compare nelle prime fasi della vita; può dipendere da fattori genetici o da condizioni patologiche della gravidanza e del parto. Le forme acquisite insorgono nel corso della vita per età, esposizione a rumore, infezioni, traumi, tumori, fattori genetici o metabolici. Il calo può essere progressivo e con andamento lineare, fluttuante con andamento ingravescente, oppure comparire improvvisamente nel giro di minuti o ore. L’ipoacusia improvvisa, un tipo di perdita uditiva neurosensoriale assai monolaterale assai repentina, richiede una valutazione urgente.
I gradi della perdita uditiva
La soglia uditiva (sensibilità dell’orecchio misurata per ciascuna frequenza) è espressa in decibel mediante un tracciato audiometrico. Il grafico può indicare normoacusia (udito normale) oppure perdite di grado lieve, moderato, grave o profondo. La gravità non descrive da sola il significato clinico del deficit: contano anche frequenze coinvolte, comprensione delle parole, eventuale asimmetria e caratteristiche personali del soggetto. Il risultato va interpretato insieme all’audiometria vocale nel panorama del quadro clinico complessivo.
Come si identifica la causa dell’ipoacusia?
La diagnosi viene formulata componendo un complesso puzzle che si compone di molteplici tasselli. Si parte dall’anamnesi, che contempla la cronistoria e andamento del sintomo, la sua mono- o bilateralità, fattori di rischio, la presenza di eventuali acufeni, vertigini, dolore o secrezioni. L’esame obiettivo completo del distretto testa collo permette di valutare aspetti strutturali importanti delle orecchie ma anche delle strutture contigue coinvolte nella funzione uditiva.
L’audiometria misura le soglie uditive per via aerea e conduzione ossea, mentre l’impedenzometria fornisce informazioni su meccanica di timpano, ossicini e tube di Eustachio. In casi selezionati possono essere necessari ulteriori accertamenti audiologici, radiologici o neurologici.
Quando rivolgersi all’otorino?
L’udito è una funzione sensoriale complessa di elevata specializzazione, il cui buon funzionamento può avere un impatto cruciale sulla qualità di vita e sul benessere generale della persona. Qualsiasi alterazione della qualità uditiva, sia percepita che riferitaci, è di per sé meritevole di una valutazione specialistica otorinolaringoiatrica. Serve assistenza rapida se il sintomo uditivo compare improvvisamente, specialmente con dolore, acufene o vertigine. Identificare la causa esatta della perdita uditiva è il primo fondamentale passo per impostare un percorso terapeutico-riabilitativo.
Domande frequenti

Quanti tipi di ipoacusia esistono?
La classificazione più utilizzata contempla tre tipi principali: trasmissiva, neurosensoriale e mista, una distinzione condivisa anche a livello internazionale dall’American Speech-Language-Hearing Association (ASHA). Ogni forma può essere monolaterale o bilaterale, congenita o acquisita, a comparsa rapida o progressiva.
Che differenza c’è tra sordità e ipoacusia?
I termini sono sostanzialmente sinonimi, per quanto nel linguaggio comune il termine Ipoacusia indica una riduzione dell’udito di grado variabile, mentre sordità viene spesso usata per perdite molto gravi o profonde.
Come si misura l’ipoacusia?
Si misura soprattutto con l’audiometria tonale e l’audiometria vocale, che rilevano le soglie in decibel per toni puri e per parole.
L’ipoacusia può peggiorare?
Dipende dalla causa. Alcune forme restano stabili anche per lungo tempo, altre hanno un andamento peggiorativo progressivo, altre ancora fluttuano. Esami audiometrici seriati permettono di monitorare le variazioni nel tempo.
Quando una perdita uditiva è urgente?
Quando compare improvvisamente, soprattutto se in un solo orecchio, oppure si associa a vertigine, dolore o secrezioni dall’orecchio, serve una valutazione otorinolaringoiatrica urgente.