Otosclerosi: cos’è, cause, sintomi, cosa fare
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7 Ottobre 2026L’ostruzione respiratoria è il disturbo che con maggior frequenza disturba la funzione nasale e, benché siano numerose le cause che la possono determinare, l’ipertrofia dei turbinati è un processo fisiopatologico assai comune che accompagna diverse di esse, complicandone la risoluzione. Vediamo dunque di cosa si tratta, quali sono le sue caratteristiche biologiche e come va interpretata e gestita nel contesto di un efficace percorso di cura per la salute del nostro naso.
Il Dott. Alessandro Grosso e la valutazione dell’ipertrofia dei turbinati
Il Dott. Alessandro Grosso è medico chirurgo specialista in Otorinolaringoiatria e si occupa dell’inquadramento delle principali patologie di naso, orecchio e gola nell’adulto e nel bambino. In presenza di ostruzione nasale valuta l’anamnesi e l’anatomia delle fosse nasali, integrando sempre la visita con un’esplorazione endoscopica delle cavità nasali, fondamentale per definire il percorso terapeutico.
Che cosa sono i turbinati nasali e qual è la loro funzione?
I turbinati sono strutture rilevate di natura osteo-mucosa, estesamente vascolarizzate, presenti sulle pareti laterali delle cavità nasali. Ciascuna fossa nasale ne contiene tre (uno inferiore, uno medio e uno superiore); la loro funzione è quella di favorire un efficiente flusso aereo laminare all’interno delle cavità nasali, ottimizzare il deflusso delle secrezioni e aumentare la superficie mucosa della fossa, affinché essa possa espletare con maggior efficacia le sue funzioni di umidificazione e filtraggio dell’aria inspirata.

I turbinati non sono strutture statiche, al contrario sono estremamente dinamici: la loro ampia componente vascolare permette loro di modificarsi sia in condizioni fisiologiche che patologiche, in risposta a stimoli ambientali, immunologici e ormonali. Questo fenomeno si osserva ad esempio in relazione al ciclo nasale, durante il quale i turbinati si gonfiano e sgonfiano ciclicamente per ottimizzare la respirazione delle due narici a fasi alterne.
Un naso privo di turbinati o con turbinati eccessivamente piccoli (ipotrofici) sarebbe quindi gravemente disfunzionale, inefficiente sia dal punto di vista respiratorio che immunologico, con conseguente importante discomfort per il soggetto, definendo la così detta sindrome del naso vuoto.

Che cos’è l’ipertrofia dei turbinati nasali?
Viceversa, dei turbinati nasali eccessivamente ingrossati (ipertrofici) possono determinare una significativa riduzione dello spazio utile al flusso aereo intranasale, generando così un fenomeno ostruttivo, particolarmente evidente quando ad essere coinvolti sono gli inferiori (in ragione del fatto che circa il 50% del flusso decorre nella metà inferiore della fossa).
Come abbiamo già commentato, una ipertrofia dinamica, transitoria, è un fenomeno del tutto fisiologico e denota la capacità del turbinato di espletare correttamente le funzioni biologiche a cui è deputato. Qualora invece l’ipertrofia diviene statica e persistente, essa può essere considerata un fenomeno patologico e meritevole di trattamento.
L’ipertrofia dei turbinati non è di per sé una patologia, quanto più la manifestazione di una sottostante rinite, ovvero di un processo infiammatorio cronico che altera la normale fisiologia e di conseguenza la struttura macroscopica della mucosa nasale.
Quali sono le cause principali di ipertrofia dei turbinati?
I tipi di rinite cronica sono numerosi. La distinzione principale è tra riniti allergiche e non allergiche, e tra queste ultime si riconoscono processi infiammatori dovuti a cause irritative, ormonali, farmacologiche, fisiche e autoimmuni. Oltre a obiettivare lo stato di ipertrofia dei turbinati nasali, il compito dell’otorinolaringoiatra è quello di riconoscere quali cause l’hanno generato.
Quali sono i sintomi dell’ipertrofia dei turbinati?
Il sintomo più tipico generato dai turbinati ipertrofici è la sensazione di naso chiuso, continua oppure alternante, spesso più evidente in posizione sdraiata o durante i pasti. Questo si somma con frequenza all’ampio corteo sintomatologico determinato dalla rinite sottostante: respirazione orale, secchezza delle fauci, riduzione dell’olfatto, crostosità e secchezza nasali. In alcuni pazienti, in cui il quadro infiammatorio si estende anche alle cavità paranasali, possono comparire anche cefalee ricorrenti e scolo nasale anteriore e posteriore. Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, russamento notturno e apnee del sonno non sono sintomi specifici di patologia ostruttiva nasale, pertanto richiedono un inquadramento distinto.
Come si fa la diagnosi?
La sensazione di naso chiuso è il sintomo principale che conduce il paziente a visita dall’otorinolaringoiatra, ma di per sé non è sufficiente a formulare una diagnosi di rinite cronica o turbinati ipertrofici.
Lo specialista raccoglie una accurata anamnesi patologica remota, allergologica, familiare e lavorativa. Elementi cruciali per la comprensione del caso divengono la presenza di una stagionalità dei sintomi oppure l’esposizione cronica a determinate sostanze chimiche (tra cui il fumo di tabacco).
L’ispezione delle cavità nasali con ausilio di fibroendoscopia permette di rilevare la presenza di turbinati patologicamente ipertrofici.

Il riscontro di turbinati nasali ipertrofici per mezzo di esami radiologici quali TC o risonanza magnetica del massiccio facciale è un reperto incidentale assai frequente ma di scarso rilievo clinico, in quanto presente anche in molti soggetti asintomatici e, come precedentemente discusso, possibile espressione “istantanea” di un processo fisiologico, dinamico e reversibile.
Come si tratta l’ipertrofia dei turbinati nasali? Come sgonfiarli senza intervento?
Alla luce di quanto precedentemente esposto, comprendiamo che non è pensabile trattare l’ipertrofia dei turbinati come fenomeno isolato, senza parallelamente affrontare la rinite cronica sottostante.
Fondamentale è eliminare l’esposizione, per quanto possibile, a tutti i fattori esogeni che possono partecipare alla genesi del processo infiammatorio: fumo di tabacco, spray nasali irritanti, sostanze chimiche volatili in ambiente lavorativo. Una patologia su base allergica può essere inquadrata mediante valutazione specialistica allergologica, al fine di valutare la possibilità di un percorso di immunoterapia.
Dal punto di vista farmacologico, un ruolo cruciale è rivestito dal ricorso a lavaggi nasali con soluzioni saline su base pluri-quotidiana. Soluzioni isotoniche e ipertoniche hanno mostrato sicurezza ed efficacia in pazienti di ogni età e genere nel mantenere le fosse nasali deterse da secrezioni e contaminanti esogeni inalati.
L’applicazione di farmaci ad uso topico intranasale (spray) rappresenta un’altra opzione terapeutica di prima linea, efficace sia in quei pazienti in cui il processo infiammatorio è limitato alle cavità nasali (rinite), sia quando coinvolge i seni paranasali (sinusite). Le formulazioni che hanno mostrato maggiore efficacia sia per il trattamento delle riniti allergiche che non allergiche sono quelle che contengono una associazione di corticosteroide e antistaminico, per quanto anche lo steroide solo risulti una valida alternativa. Farmaci anticolinergici topici sono efficaci in pazienti con importante e persistente scolo nasale, per quanto da utilizzare con cautela in determinate categorie di pazienti a causa dei possibili effetti avversi.
La somministrazione per via sistemica di farmaci quali corticosteroidi e antistaminici può essere valutata come adiuvante per cicli di breve durata in quei pazienti con malattia grave o resistente al trattamento topico.
Quando è necessario operare i turbinati?
Quando il processo infiammatorio nasale cronico è perdurato per lungo tempo, è possibile che la terapia farmacologica da sola non sia sufficiente per revertire l’ipertrofia dei turbinati nasali, che pertanto possono rimanere ingrossati con conseguente persistenza di sintomatologia ostruttiva resistente al trattamento. In questi casi è dunque necessario prendere in considerazione la riduzione chirurgica dei turbinati inferiori, al fine di restituire uno spazio respiratorio adeguato alle fosse nasali e poter ristabilire un quadro nasale anatomicamente favorevole su cui riprendere e proseguire una terapia medica efficace. L’obiettivo non è rimuovere completamente i turbinati, che come abbiamo detto sono fondamentali per la buona funzione nasale, ma ridurne il volume preservando quanto più possibile la mucosa che li riveste.
Le tecniche chirurgiche disponibili comprendono procedure di resezione sottomucosa, coagulazione mediante radiofrequenze o diatermocoagulazione, criocoagulazione ed altre ancora. La scelta dipende dall’anatomia del paziente, dal suo quadro clinico generale e dall’eventuale presenza di altre anomalie o patologie nasali che possano richiedere trattamento chirurgico concomitante.
Intervento, dolore e tempi di recupero
Modalità di anestesia, durata della procedura e convalescenza cambiano in base alla tecnica utilizzata e all’eventuale associazione con settoplastica o chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali. La turbinoplastica eseguita come unico intervento è frequentemente eseguita in anestesia locale e in regime ambulatoriale; il dolore sia intra- che post-operatorio è di solito ottimamente controllato da analgesia topica e sistemica. Al termine dell’intervento il naso risulterà tappato per la presenza di un tamponamento nasale morbido, non invasivo; nei giorni successivi la congestione nasale può persistere, sebbene migliori progressivamente, e possono esservi crostosità e modeste secrezioni ematiche. Sono generalmente necessarie 1-2 sedute di medicazione, sempre in regime ambulatoriale, per detergere il sito chirurgico da materiale cicatriziale esuberante. È possibile che nel tempo i turbinati aumentino nuovamente di volume, soprattutto se non viene trattata la causa infiammatoria sottostante.
Quando rivolgersi all’otorino?
È utile prenotare una visita otorinolaringoiatrica quando il naso risulta cronicamente ostruito, la respirazione è prevalentemente orale, l’olfatto risulta diminuito o è necessario ricorrere con frequenza a spray nasali che non apportano un beneficio stabile. Una valutazione specialistica permette di capire se e quanto l’ipertrofia dei turbinati contribuisca realmente all’ostruzione nasale e di scegliere la linea di trattamento più appropriata.
Domande frequenti

L’ipertrofia dei turbinati può essere causata dallo stress?
Lo stress non è considerato una causa diretta dimostrata delle patologie infiammatorie nasali. Può però influenzare la percezione dei sintomi o accompagnarsi ad aumentata esposizione a sostanze irritanti (fumo di sigaretta); un’ostruzione persistente va comunque valutata dallo specialista.
L’ipertrofia dei turbinati può causare sinusite?
Può coesistere con rinite e rinosinusite e contribuire alla sensazione di ostruzione; più che la causa di questi processi, l’ipertrofia dei turbinati va considerata come una loro possibile manifestazione.
L’ipertrofia dei turbinati può causare vertigini?
Le vertigini non sono un sintomo tipico della patologia nasale.. Se compaiono, soprattutto se ricorrenti o associate a disturbi uditivi, è opportuno valutarne separatamente la causa.
I turbinati possono ricrescere dopo l’intervento?
Certamente, anzi il rischio di recidiva è assai elevato se non viene trattata la causa che ha causato l’ipertrofia in primo luogo. Il compito dell’otorino è quello di disegnare un percorso terapeutico di mantenimento, efficace sul lungo periodo.
Il laser è efficace per l’ipertrofia dei turbinati?
Il laser è una delle possibili tecniche di riduzione chirurgica dei turbinati, ma non esiste una procedura migliore in assoluto. Indicazione e tecnica vanno scelte in base al quadro anatomico e clinico.